Convenzione di Faro sull’eredità culturale

Nei giorni scorsi il Parlamento italiano, dopo ben quindici anni, ha ratificato la Convenzione di Faro, la Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, varata in Portogallo, il 27 ottobre 2005.

La Convenzione di Faro rappresenta una svolta nella concezione del patrimonio culturale. Secondo il Fai, Fondo per l’Ambiente italiano, nella legislazione italiana “la concezione del patrimonio culturale è ancora oggi legata alla centralità delle ‘cose’”, mentre la Convenzione “introduce una visione più ampia di patrimonio culturale, inteso come ‘un insieme di risorse ereditate dal passato che le popolazioni identificano, indipendentemente da chi ne detenga la proprietà, come riflesso ed espressione dei loro valori, credenze, conoscenze e tradizioni, in continua evoluzione’”.

“….Promuove azioni per migliorare l’accesso al patrimonio culturale, in particolare per i giovani e le persone svantaggiate, al fine di aumentare la consapevolezza sul suo valore, sulla necessità di conservarlo e preservarlo e sui benefici che ne possono derivare.”

In questa ottica riportiamo alcune riflessioni da Sonia Scarpante:

“ La Dott.ssa Marina Di Berardo evidenziava come la Convenzione di Faro sia stata percepita come una grande rivoluzione copernicana ( rivoluzione culturale in atto) e sottolineava l’importanza di affrontare il digitale come funzione generativa. In questa direzione emergeva la priorità di introdurre come materia di studio all’interno delle scuole l’educazione civica che non va sicuramente, a mio avviso, disgiunta da una buona educazione all’arte anche come conoscenza del patrimonio territoriale ed un’educazione filosofica come pratica del vivere funzionale per imparare a conoscere concetti traversali di derivazione alla materia quali il dubbio, il discernimento, la capacità di riconoscimento… La filosofia come materia formativa e base per alimentare la coscienza critica.

I ragazzi, come ben sottolinea Carmine Marinucci, devono poter godere di una certa titolarità perché sono una parte essenziale dell’intero processo. E i ragazzi vanno motivati attraverso una educazione che sia anche emotiva e non solo istruzione pedagogica.  Senza educazione sentimentale non si creano le basi strutturali per scoprire un proprio talento e “l’innamoramento verso chi educa e la materia proposta. ( U. Galimberti).  L’innamoramento provoca quasi sempre effetti positivi sull’agito e sulle progettualità future.

Bisogna tornare a dare Valore alla Persona.  Questa centralità va sempre considerata un valore inestimabile e irrinunciabile; riconoscere la Storia e la Memoria dell’altro significa dare senso anche alle nostre radici, a ciò che ci realizza oggi e che determina le basi innovative del nostro futuro. ”

La nostra scuola vuole promuovere la centralità dell’individuo e si muove in tal senso nell’educare i nostri giovani alla conoscenza del patrimonio culturale e ad una formazione critica volta alla conoscenza del sé.

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