La vita si fa…storia

#distantimauniti

STUDENTI CLASSE V LICEO DELLE SCIENZE UMANE ISTITUTO SCOLASTICO BERGAMO

Fondazione Clerici – Suore Sacramentine Bergamo

CAPOFERRI LAURA

CE LA FAREMO…
Maggiore è l’ostacolo,
maggiore è la gloria nel superarlo
(Molière)

CAPOFERRI LAURA
ECCO SENTITE!
Sentite queste sirene, queste ambulanze!

E pensate a quante persone il virus si sta portando via…

Chi con fatica ne esce ma segnato, chi è da chissà quanto tempo là in quell’ospedale a cercare di respirare autonomamente, a chi è tutto intubato e sogna la luce, sogna di rivederla, di potere nuovamente toccare i propri cari, anche loro piegati dal virus, tristi e confusi nel vedere quell’ambulanza partire, per la paura di non poter più riabbracciare il proprio parente, amico…

Ecco sentite!

Sentite questi passi, o almeno provate a ricordare, se mai siete stati in ospedale, quei passi che fino a tre mesi fa erano meno frettolosi, meno pesanti, che magari riuscivano pure a tranquillizzare un paziente che aspettava una notizia!
Provate ora voi dalle vostre case, a cercare di sentire i passi che i malati sentono costantemente…
Cosa provate?!? Sentite il fiato sospeso! Vi vengono le lacrime agli occhi!

Esattamente quei passi sono diventate corse tra una corsia all’altra, tra una stanza all’altra, tra un paziente all’altro, passi titubanti che hanno paura a dire al paziente come stanno le cose, ma per non illuderlo ci tentano e ritentano senza sosta.

Ecco sentite!

Sentite a momenti i medici che scarseggiano perché molti col tentativo di salvare vite altrui, il virus come una bestia si appropriava di loro, senza pietà!

Cosi oltre ai medici vengono “arruolati” anche infermieri, infermiere, ostetriche, dottori, dottoresse, anche psicologi per offrire una spalla su cui sfogarsi da questo trauma che sembra non finire.

Ecco il nostro esercito!

Ecco sentite!

Sentite questo esercito dai camici celesti, azzurri e bianchi, sotto portano nascosto un mantello.

Nascosto perché anche loro sono umani e non sono immuni a questo virus, quindi con grande, grandissima umiltà, con lacrime spesso trattenute e anche con il pannolone addosso perché non hanno nemmeno il tempo di togliersi tutta la tuta protettiva per andare in bagno, o stare un attimo da soli, o per riuscire a chiudere gli occhi.

Eccoli con un sì, a rinunciare a stare a casa per andare a dare esempio ai propri figli di come davvero si deve salvare una persona, di come davvero bisogna essere eroi!

Ecco sentite!

Sentite come questo virus ci ha messo in ginocchio…

Si è messo sulle nostre teste per cercare di domarci, come una pietra enorme e pesante.

Ma noi anche intimoriti stiamo cercando di risollevare le nostre ginocchia per scacciare questo virus pesante, con tutte le nostre forze.

Ecco sentite!

Sentite questa comunità dove noi tutti cerchiamo di stare uniti

Ecco sentite! Sentite questa forza e fatene tesoro!

CARRARA KATIA
DONARE

Nella precarietà della vita
ho scoperto tanti doni da donare,
senza i quali ora non saprei proprio come fare.
Ho capito che posso parlare, sperare e pure sognare.
Nessuno questo me lo può rubare.
Innanzitutto mi sento di ringraziare chi da eroe ci vuole aiutare.

E quando un giorno ne usciremo dimenticarci di loro non dovremo.
È proprio vero che amare ogni barriera può superare.
Ho scoperto che bisogna sperare che il futuro non sia chiuso in una stanza, ma debba poter volare come una forza che avanza.

E cantare allevia la sofferenza di cui oggi non si sta senza.
E il distanziamento sociale?
Con la parola si può superare perché una parola condivisa
cambia il modo di vedere la vita e ci fa sentire uniti insieme per poter dire “Andrà tutto bene”.

Un sorriso vale quanto il calore di un abbraccio perché infonde coraggio e ti fa sentire meno impaurito senza neppure sfiorarti con un dito.

Solo così voleremo lontano
e non sentiremo il disagio di non darci la mano.

Nella precarietà della vita
ho scoperto tanti doni da coltivare
senza i quali ora non saprei proprio come fare.

Ho imparato quanti doni possiamo usare
per aiutare il mondo a migliorare.

CARRARA KATIA
NON NISI AB OBSCURA SIDERA NOCTE MICANT

“Le stelle non risplendono, se non nella notte oscura”

Monastero di San Benedetto (Subiaco)

Questa frase è scritta sulla lapide dello stipite dell’ingresso al monastero di San Benedetto a Subiaco.

Dopo averla letta ho pensato a quanto fosse attuale.

Anche in questi tempi bui a causa della paura del contagio da coronavirus ci sono persone che si distinguono per il loro comportamento generoso, per gesti d’amore e di sensibilità …li abbiamo chiamati eroi.

Essi sono diventati stelle, punti luminosi di riferimento della nostra vita quotidiana.

Quando tornerà a splendere il sole non dovremo dimenticarci della loro esistenza e dei loro insegnamenti, di donazione di sé nonostante evidenti rischi.

Da questa esperienza drammatica, sconvolgente cosa mi rimane? Molto ma soprattutto la voglia di donarmi anch’io ha bisogno.

Penso che la vita valga proprio se abbiamo capito questo: essere per l’altro, per gli altri stelle luminose che brillano d’amore.

CHIESA CRISTINA
PIANGE LA MIA BERGAMO

A Bergamo impari fin da piccolo che:

“Non ce la faccio” – non si può dire.

“Non ci riesco”- non esiste.

“Sono stanco”- non è mai abbastanza.

Cresci così, un po’ chiuso, un po’ con la convinzione di non essere mai all’altezza.

Ecco come li riconosci quelli di Bergamo: testa bassa e a lavorare.

I bergamaschi, quelli veri, sono polentoni.

Si…perché la polenta è ciò che li rappresenta.

Ruvida, dura e fredda fuori, con quella crosticina che si forma appena sfornata.

Tenera e avvolgente dentro, non ti delude mai.

I bergamaschi sono proprio così:  ruvidi e schivi;

Ma dentro sono buoni e dal cuore tenero.

Lo so, lo so, niente di speciale la polenta: acqua, sale e farina gialla;

Ma si sa, le cose semplici sono speciali perché rassicuranti, perché ci sono…

I bergamaschi ci sono.

Sempre.

Ci puoi contare.

Li puoi odiare, ma se te ne innamori…beh, allora sei spacciato, perché sarà per sempre.

Piange la mia Bergamo.

Senza far rumore, per non disturbare.

Giace a terra, fatta a pezzi da un nemico vigliacco subdolo, che non si fa vedere.

Gli occhi sono bassi, tristi e pieni di paura.

Si odono solo le sirene delle ambulanze e silenzio.

“Bergamo non ti posso abbracciare, ma tu non mollare proprio adesso.

Ricordi?”

“Non ce la faccio”- non si può dire.

“Non riesco” – non esiste

“Sono stanco” – non è mai abbastanza.

CHIESA CRISTINA
SIRENE DELLE CROCE ROSSE E…SILENZIO

Stiamo vivendo in un periodo storico particolare, che nessuno di noi avrebbe mai immaginato, in cui siamo costretti a rinunciare al nostro stile di vita e tutto viene messo in discussione. La diffusione del COVID19 ha scatenato il panico, come dimostra l’assalto ai supermercati avvenuto subito dopo che le prime notizie sono state divulgate. E se all’inizio qualcuno, soprattutto tra i giovani, si è sentito abbastanza forte da continuare ad uscire non rispettando le direttive provenienti dall’alto, ora, a distanza di settimane, tutti ci siamo resi conto della gravità della situazione e ne siamo naturalmente preoccupati. Il fatto che anche persone giovani e sane siano state infettate e che gli ospedali, per mancanza di risorse, sono costretti a fare una selezione dei pazienti da ricoverare, ci fa capire quanto la minaccia sia vicina a tutti.

Il numero delle vittime aumenta sempre di più, addirittura Bergamo è stata costretta a vedere una schiera di carri militari portare via i deceduti che il nostro cimitero non poteva più accogliere tanto erano numerosi.

Come è possibile ignorare questa situazione?

 Come si può non essere presi dal panico?

Di fronte a questa situazione il COVID19 sembra un nemico inarrestabile, nei confronti del quale siamo impotenti.

Inoltre la condizione in cui ci troviamo a vivere non è quella quotidiana e sicura, siamo costretti a convivere ventiquattro ore su ventiquattro con la nostra famiglia o da soli, senza poter uscire, lavorare o andare a scuola. Questo forse fa ancora più paura, tutto sembra fermo ed è impossibile capire quando potremo ritornale alla normalità.

Noi avrei mai pensato di sentire così forte il desiderio di ritornare a scuola, le lezioni online non sono la stessa cosa, mi manca il contatto e il confronto con i compagni e non riesco sempre a trovare la concentrazione necessaria per studiare.

In questo periodo ho comunque l’occasione di pensare molto e diventa impossibile ignorare i miei problemi. Io sto riflettendo tantissimo, mi sono fatta molte domande su me stessa, su quello che voglio fare e diventare, sul valore delle mie relazioni. Ma nel momento in cui accendo la televisione e mi rendo conto di quello che sta succedendo fuori dalle mura della mia casa, mi rendo conto che quei problemi che per me sono tanto grandi, in realtà sono insignificanti. È una sensazione strana, più che mettere paura genera una sorta di malinconia. La mia situazione certo non è neanche lontanamente paragonabile a quella in cui si trovano i medici, coloro che hanno perso delle persone care inaspettatamente, o quelli che sono costretti a chiudere la propria azienda o sono stati licenziati.

Spero che questa esperienza ci lasci qualcosa, che ci faccia vedere la nostra vita con occhi diversi e che ci faccia apprezzare di più ciò che abbiamo, che siano gli amici, la famiglia o una semplice passeggiata all’aria aperta.

GRITTI SOFIA
DISTANTI MA UNITI

È arrivato inaspettato,

anche se molti affermano che l’attendevano da tempo.

Arrivato,  ha ribaltato la nostra quotidianità.
Ci ha segregati in casa e silenziato le città

e ha mandato al collasso un intero sistema sanitario.

Sì, è riuscito a mettersi al centro della scena

di una drammatica tragedia come protagonista.

Non si fa altro che parlare di lui;

in tv e sui giornali rimbomba il suo nome.

È il più infido omicida della storia dell’umanità,

ha provocato, ad oggi, più di quattromila vittime solo in Italia;

quattromila persone e  famiglie  distrutte.

Quattromila!!!

Aveva dichiarato guerra già da tempo,

solo ora il mondo si sta rendendo conto.

si avvale del punto debole delle persone:

Eppure è così minuscolo e subdolo!

Per fare paura non bisogna essere forti,

per incutere terrore

la vicinanza.

La forza degli esseri umani è incontrarsi,

abbracciarsi, stringere la mano, unirsi.

Nei momenti più difficili, uniti,

abbiamo vinto ogni battaglia.

Per sconfiggere questo mostro però

Dobbiamo vivere distantimauniti ;

sentire il calore di un abbraccio,

la forza di una stretta  di mani,

non è più possibile per ora.

La speranza però ci tiene uniti

Stiamo lontani oggi,

 ma saremo ancor più uniti domani

GRITTI SOFIA
SPAZIO ALLA… SPERANZA

L’emergenza sta mettendo a nudo le fragilità personali e collettive, sociali ed istituzionali.

In questi giorni di lockdown mi è ritornata alla mente la frase più famosa del racconto “Il Piccolo Principe” di Antoine Sant’Exupery: è il nostro cuore, molto più dei nostri occhi, lo strumento che ci è utile per osservare e per comprendere la realtà, gli altri e tutto il mondo che ci circonda.

Stiamo vivendo giorni che ricorderemo a lungo, per il silenzio che ci circonda, per le piazze deserte, e, purtroppo, per i bollettini giornalieri sul numero delle persone guarite, contagiate o decedute. Qualcuno, anche dai banchi del Parlamento, ha richiamato scenari di guerra: certamente in guerra da ormai un mese sono i medici, gli infermieri, gli operatori del Servizio Sanitario Nazionale, specialmente nelle regioni del Nord ed in particolare della Lombardia.

Di fronte alla fragilità personale e collettiva, il tema è quello della malattia, della vita e della morte, che tocca  in modo infido gli esseri viventi.  Di fronte ad un nemico invisibile ed impalpabile, che assume il volto possibile di ogni persona che incontriamo, di ogni relazione e di ogni rapporto, ci sentiamo smarriti.

In questi giorni di grande sofferenza si riflette ripetutamente al momento surreale che stiamo vivendo; è come se un uragano si fosse scagliato contro distruggendocene la vita.

Tuttavia, mi piace sperare che tutto il dolore che stiamo vivendo, presto si trasformerà in bene, e riusciremo a tornare alla normalità più forti e più consapevoli di prima.

Non lasciamo scorrere su di noi questo momento doloroso. E’ un richiamo ad essere migliori, è l’occasione per capire che il diverso vive accanto a noi e ha le nostre stesse paure e corre i nostri stessi rischi; dedichiamoci a costruire e arricchire legami che ci rendono persone!

Recuperiamo il senso del limite, della nostra vulnerabilità come un valore e con essa la capacità di contare sulle nostre forze, che sono enormi soprattutto se impariamo a cooperare, a guardare ai problemi dell’altro come ai nostri.

LIZZERI CHIARA
VIRUS FATALE  

Oziante nel corpo di un animale
dove, a fatica, tirava avanti
si trova di colpo un fisico mica male
dove alloggiar nababbo la sua vita,
col bocco del becchetto nel suo stile
si tiene appresso un sintomo speciale
che pulsa e porta con sé un tono febbrile
e l’uomo che lui infetta si sente male
dapprima un aumento di temperatura
per poi cadere in un fatale amplesso
prepara al colmo di se stesso,
ma a volte vuol essere troppo fatale
e porta l’inquinato al fin di vita, ma
si accorge che gli fa troppo del male
allora lascia il botto e la partita,
si sente d’essere stato un imprudente,
così molla la sua missione distruttiva
e nel tempo di quarantena lascia quella gente
dove non è più possibile trovar la refurtiva.

LIZZERI CHIARA

LA DIDATTICA SI FA VITA
Didattica e formazione a portata di schermo

Scrivere che la nostra scuola è stata velocissima ad organizzare le lezioni online sembrerebbe vantarsi, ma non è questo che ho intenzione di comunicare, molto più che tante altre scuole lo hanno fatto.

La nota sorprendente è invece stata la capacità dei nostri docenti di continuare sì, la didattica giornaliera, portando avanti la progettazione annuale propria di ogni disciplina, ma hanno soprattutto saputo coinvolgere, forse più del solito, gli argomenti culturali, che si stavano via via trattando, con la tragica situazione provocata dalla pandemia del coronavirus, procedendo a creare continuamente legami tra didattica e vita, dando spazio ad una maggior modalità partecipativa da parte nostra.

Ho avuto conferma quindi che, pur in momenti così drammatici e travolgenti, la mia Scuola c’è, al di là, dico, della lezioni e della didattica online. Ci è accanto, è per noi, ed è realmente viva, attenta, sensibile e continuamente presente attraverso le attenzioni dei docenti che, con quotidiane e preziose comunicazioni, interventi, discussioni, riflessioni ci sostengono e ci invitano a riflettere insieme sul senso della vita e sull’importanza del tempo in cui viviamo; ci insegnano a capire a comprendere, apprezzare il valore del sapere, della cultura, della bellezza, della scoperta; ci spronano ad amare ogni giorno e vivere con profondità quelli successivi non solo per se stessi ma con e per gli altri.

La mia esperienza personale e scolastica si è arricchita grazie anche   al contributo offerto da questa realtà tecnologica – culturale, che mi ha permesso di andare oltre al mero studio nozionistico sino ad applicare le mie potenzialità e competenze, superando le sole conoscenze.

Non solo Scuola quindi ma anche una grande casa, famiglia, porto sicuro in cui vivere, formarsi e crescere.
Grazie di essere così!

LIZZERI CHIARA
RUMORI FAMILIARI..ORA GRADITI

Per tutti l’epidemia COVID-19 è stata “epocale”, unica nel suo genere, per le conseguenze pubbliche, sanitarie, personali e interpersonali; ha infatti modificato gli stili di vita di ciascuno e persino di pensiero, inoltre (forse) si dovrà convivere con un’emergenza che diverrà regola.

Sono stati resi  noti i provvedimenti del governo e della Regione Lombardia circa la riduzione della mobilità esterna per contenere il contagio, che dai primi giorni di marzo ha drammaticamente contato centinaia di ricoveri in terapie intensive non adeguate ai numeri straordinari e purtroppo i decessi, ogni giorno ricordati dai media come bollettini di guerra.

La prima emozione che mi ha coinvolta e la prima importante riflessione è stata provocata dalla morte delle persone, non importa se conosciute o meno, inoltre la preoccupazione che avrebbe potuto anche riguardare il mio mondo familiare, mi ha fatto apprezzare le piccole cose, gesti ed azioni che normalmente si compiono senza pensare perché divenute ormai automatiche, invece ora non scontate, come il buongiorno ai propri cari, il loro sguardo ed il sorriso, il pranzo e la cena insieme non solo alla domenica, i suoni ed i rumori nella casa, oggi non più fastidiosi, anzi graditi, il piacere della visione dalla finestra, prima sfuggente e senza cura, ora attenta nei particolari e nei colori e gustata con gli odori nell’aria.

Inventarsi dopo settimane di forzata clausura la giornata è stato sì, difficile, ma pure creativo e soddisfacente. La lettura di quotidiani, le visione di telegiornali e dei programmi dedicati alla situazione, le conversazioni in merito con i familiari e con gli amici, con cui si è riscoperto contenuti nelle telefonate prima impensabili, la gioia di apprendere ogni giorno che gli affetti e le conoscenze rispondevano ai saluti, seguire consigli appresi dagli altri, da libri e argomenti nuovi, condividere la volontà di rispettare le regole per tutelare sé stessi e gli altri perchè l’emergenza, con il contributo di ognuno, si supera solo con la solidarietà ed il rispetto delle regole.

 Ecco le riflessioni e considerazioni che mi hanno accompagnata e di cui devo ringraziare anche i miei docenti, che con la continuità delle lezioni on line, oltre alla didattica, hanno condiviso questo complicato momento e stimolato ad andare oltre la paura e l’angoscia, emozioni e sentimenti sempre presenti ma ora resi più leggeri.

Da lunedì 18 maggio è iniziata la “fase due”, quella che il governo ritiene della ripresa economica e sociale. Subito, conoscendo le diverse possibilità di “riprendersi” la giornata, ho tuttavia pensato e considerato se davvero l’emergenza fosse passata o se la necessità di far ripartire il sistema economico non avesse costretto le autorità a decisioni non adeguate all’andamento del contagio. E se domani i decessi fossero 10 volte maggiori di oggi? Si “chiuderebbe” nuovamente tutto? Torneremmo in isolamento forzato? Se ciò accadesse come reagirei? I due mesi precedenti mi hanno resa più forte e matura per riviverli, magari per altri mesi? La risposta è sì, considero una prova di maturità di vita l’esperienza COVID-19, e sono pronta ad una nuova emergenza, perché ora ho un patrimonio morale e culturale che è la miglior corazza possibile, forse anche del vaccino, perché quanto acquisito mi rimarrà sempre, a prescindere dal virus o dai virus che diversamente ci potranno colpire in questo tribolato millennio. 

LOMBONI MARTINA
E LA GENTE RIMASE A CASA

E la gente rimase a casa
E lesse libri e ascoltò
E si riposò e fece esercizi
E fece arte e giocò
E imparò nuovi modi di essere
Si fermò

E ascoltò più in profondità.
Qualcuno meditava
Qualcuno pregava
Qualcuno ballava
Qualcuno incontrò la propria Ombra
E la gente cominciò a pensare in modo differente.

E la gente guarì
Anche la terra cominciò a guarire

E quando il pericolo finì
E la gente si ritrovò
Si addolorarono per i morti

E fecero nuove scelte
E sognarono nuove visioni
E crearono nuovi modi di vivere          

E guarirono completamente la terra

Così come erano guariti loro

LOMBONI MARTINA
ESSERE CITTADINI ITALIANI

Riflettendo su quanto stiamo vivendo, la prima cosa che mi viene da dire, per collocare questo tragico periodo, è che mi viene alla mente quanto ho vissuto prima che succedesse questa pandemia.

Il periodo vissuto prima era ormai a noi quotidiano, conosciuto, caratterizzato dalla nostra routine, abitudini, come la scuola, il lavoro, l’incontro con gli amici: un periodo tranquillo con il quale vivere senza troppi traumi o altro, almeno nello scorrere del tempo e per la maggior parte di noi.

Ma d’un tratto ci siamo ritrovati assaliti quotidianamente dal Coronavirus, dalle numerose morti  che aumentavano di giorno in giorno, da paure e insicurezze. Un periodo che nessuno si sarebbe mai aspettato di vivere, in quanto anche agli inizi, la presenza del virus è stata sottovalutata, proprio perché, chi veniva contagiato, era considerato semplicemente influenzato e niente di più. Sono stati poi i dati e le numerose morti che ci hanno fatto capire la gravità della situazione in cui ci stavamo trovando. E da lì sono partiti tutti i decreti, le norme di comportamento per salvaguardare le persone non infette, limitare i contagi e contrastare la morte delle persone.

Ho dovuto anch’io con la mia famiglia trovare un nuovo stile di vita, organizzarci all’interno della casa, creare più spazi per parlare tra noi, discutere, rendere più forti i nostri affetti, i nostri legami. E ci siamo riusciti!

Consapevole della gravità della situazione, il rimanere a casa e non uscire, in modo da non creare assembramenti che potevano peggiorare la situazione, anche se in parte mi è pesato l’ho accettato, considerando che anche questo era un modo concreto di dimostrare ed essere cittadini italiani.

Mi sentivo responsabile della mia vita, di quella dei miei carie della gente tutta. Se fossi stata positiva, anche senza saperlo, ma non avessi obbedito alle regole, e avessi quindi per causa mia contaminato qualcuno non me lo sarei certamente perdonato.

Inoltre, non ho provato così strano continuare le lezioni online, anzi mi sono piaciute forse perché io sono piuttosto timida e così non avendo davanti i docenti e nemmeno le mie compagne mi sentivo più libera. Per questo non nascondo che mi mancano gli incontri con loro, anzi sento la mancanza comunque ripeto non è stato una tragedia, mi sono adattata presto.

Quindi si può proprio notare come da un periodo abituale, conosciuto, il Prima, ci siamo poi catapultati nel Dopo, in un periodo di restrizioni, paura, insicurezze, in un periodo dove eravamo lontani dalle persone, le quali erano visibili solo tramite uno schermo.

Questo ci ha messo nella condizione di lontananza dalle relazioni sociali e nella riflessione ma soprattutto alle prese di una “nuova” condizione di vivere.

MOROTTI SABRINA
SPERANZA CHE NON MUORE  

Una bambina tende un fiore
ad un uomo in divisa:
è Italia, piccola e indifesa.

Ringrazia per le cure e le attenzioni
in un tempo di pandemia.

Un popolo è in ginocchio,
smarrito, attonito;
le vite se ne vanno,
nella più cruda solitudine,
rubate da un morbo sconosciuto
che striscia nell’ombra e assale improvviso,
più grande di noi.

…Qualcuno sarà preso,
qualcuno sarà lasciato.

Ma chi, Signore prenderai o lascerai?
Tutto intorno è silenzio
un silenzio di tomba, irreale:
non voci non rombo di motori
non squilli di serene risate
nell’aria limpida
ma l’ululato straziante e senza fine
delle sirene.

È la visione del mondo morto.

Ma non muore la speranza.

Brilla negli occhi ridenti
di un bimbo chiuso in casa,
nell’impegno generoso di medici e infermieri:

non si fermano, mai stanchi,
chinati ai piedi
di tanta sofferenza.

Chiusi nel nostro nido,
ci sentiamo uniti
con i nostri cari e con il mondo.

In ginocchio supplichiamo
Chi può di liberarci dal maligno nemico
in quest’ora di prova.
E torneremo a sorridere.

MOROTTI SABRINA
VITA E MORTE IN ESTREMO DUELLO

E’ buio;
nelle profonde tenebre dei cuori
una pietra rotolata
sigilla
la Vita.

Gemiti silenziosi
esalano dalle labbra
esauste della Madre
trafitta col Figlio.

E una spada ti ha trapassato
l’anima, dolce Maria.

Ma tu, mite colomba, speri,
in piedi presso la croce,
ricurva accanto al sepolcro.

L’ora della morte
non può vincere.

L’Uomo , il Figlio Tuo,
tradito e condannato
è l’Eccelso, il Sublime;
nelle Sue mani
stringe lo scettro.

Passato nel supplizio
per amorosa decisione,
spezza il pungiglione della Morte.

La terra, sconvolta
dalle fondamenta,
avvolta nell’oscurità,
attende l’alba
del fortunato giorno
dopo il Sabato.

Gaudio indicibile,
libertà autentica!

O uomini, siete redenti!

Momento atteso
dalle lontananze del tempo,
ora pienamente compiuto.

Anch’io spero!

Spero che l’umanità risorga
dal flagello del virus.

Spero che la piaga
sia rimarginata,
che il pianto di tanti fratelli
orfani dei loro cari
bagni fecondo un tempo nuovo…

…che un’aurora benedetta
sorga
annunciando il ritorno alla vita,
l’uscita dai sepolcri oscuri delle quarantene.

…Spero in Te, o Dio!

MOROTTI SABRINA
RISCOPERTA DELLA DIMENSIONE TEMPO

Sono stati mesi difficili: un virus micidiale è piombato sull’umanità, l’ha piegata sotto un giogo inaspettato e doloroso, foriero di lacrime e morte.

Tuttora il Covid-19 è uno sconosciuto. Dopo tante vittime non esiste una cura efficace capace di dare speranza, il vaccino è ancora lontano, l’unico rimedio per ora è il distanziamento. La situazione è ancora drammatica, nonostante la recente conclusione del lockdown. I contagi continuano, molti ammalati muoiono, il virus è ancora in circolazione, capace di provocare altri danni.

Riflettendo su questi ultimi tempi, vorrei esprimere alcune mie impressioni relative al tempo della chiusura. Mentre tutto si fermava, in un primo tempo, insieme a tanta paura, ho sentito in me anche la voglia determinata a non mollare, ho continuato a sperare in un esito felice della pandemia. Sono grata al buon Dio di non essermi ammalata, ho capito quanto sono attaccata alla vita. In fondo mi sono dedicata all’otium, termine coniato da Seneca, che considerava la vita ritirata utile a migliorare se stessi, attraverso lo studio, imparando a controllare le passioni, attraverso l’esame di coscienza e quindi continuando a mettersi in discussione.

Questa pandemia, che ha avuto un esito tragico per tante, troppe persone, mi ha dato l’opportunità di riscoprire la dimensione del tempo, prima così compresso e fuggevole, ora denso di pensiero, di auto consapevolezza, di crescita. Ne sono certa, mi sento una persona migliore, più vicina al dolore che colpisce l’umanità, a partire da chi mi è vicino.

Per l’uscita dalla tragedia che ci sta schiacciando non cesso di pregare Dio perché venga in soccorso degli uomini, creature uscite per amore dalle sue mani.

Non c’è via d’uscita. Senza l’intervento del Soprannaturale, l’Umanità rischia moltissimo sul piano della salute fisica ma anche mentale; sul piano economico i problemi che già schiacciano le attività lavorative sono enormi.

I Governi tentano delle soluzioni, ma le varie categorie del mondo del lavoro lamentano l’insufficienza dei provvedimenti degli amministratori, che hanno fatto grandi promesse di aiuti economici ai cittadini.

Queste promesse devono realizzarsi altrimenti sono parole vuote. Grandi aiuti sono stati annunciati dall’Unione Europea, ma non arriveranno in breve tempo.

La situazione è grave in molti paesi che in un primo tempo si ritenevano esenti dal contagio. Soprattutto preoccupa il Continente Africano, sprovvisto di adeguate strutture medico sanitarie.

Per quello che mi riguarda, nel mio piccolo, io posso dare una mano sostenendo con offerte le strutture impegnate in prima linea nella lotta contro il virus a fianco degli ammalati e dei più deboli e bisognosi.

Quando il 18 Maggio è stato dato il via all’ampliamento della fase due, ho provato gioia e intense emozioni: finalmente avrei potuto rivedere persone care da cui ero stata lontana per tanto tempo.

Ho vissuto un senso di libertà ritrovata, come la fine di un tunnel opprimente e oscuro.

Però la speranza di riprendere una vita normale, con le sue relazioni e le consuete attività, era sempre rimasta viva in me, nonostante le dure prove e l’interminabile attesa.

Oggi è un gran giorno: rivedrò le mie più care amiche, naturalmente con le dovute misure di sicurezza. Sarà un incontro gioioso oltremisura. Gli incontri umani sono essenziali per la vita.

Auspico che l’esperienza dolorosa che abbiamo vissuto ci abbia reso persone migliori, più aperte le une alle altre con una fede rinnovata e più consapevole, capace con la forza della preghiera di ottenere dal Signore la liberazione definitiva dalla tragica pandemia.

PATELLI MICHELA
RICORDANDO DANTE..

…Nessun maggior dolore
Che ricordarsi del tempo felice 
Nella miseria…”
Dante, Inferno canto V, v 21-23

Questi versi di Dante mi sono stati di riflessione in questo periodo di  forzata clausura e di dolore per quanto tutta l’umanità sta soffrendo a causa del terribile e micidiale virus chiamato tra l’altro CORONA. Sì, non è fuori posto l’averlo chiamato così, d’accordo per la sua forma, ma io ci vedo anche per il suo strapotere da re dei nostri giorni, delle nostre abitudini, anzi ancor più che re, desposta delle nostre stesse vite.

E allora che fare? Disperarsi, no! Stare al suo gioco? Nemmeno! Ho cominciato a riflettere quanto erano belle le passeggiate che facevo con i miei amici, le serate trascorse raccontandoci, ridendo in compagnia, gli stessi giorni di scuola quando ci incontravamo, entravamo in classe gioiose, ci comunicavamo i nostri problemi e ci facevamo sopra una risata insieme anche questo è possibile. La gioia, la serenità, il piacere, il rumore delle onde del mare, i momenti belli rinfrescati, mi portavano sensazioni e emozioni che mi hanno accompagnato e consolato in questo periodo, donandomi anche la speranza di poterle rivivere con maggior intensità e..   tra non molto, forse.

PATELLI MICHELA
UNITI OLTRE UNO SCHERMO

Il mondo sta vivendo una pandemia globale a causa della diffusione del “Coronavirus”, virus.

Inutile dire che è un periodo molto difficile per tutti, anzi terribile, tanto da far venire i brividi. Vedere poi camion dei militari uno dopo l’altro ed erano molti che trasportavano le bare dei defunti in altre città tanto noi eravamo al massimo della disposizione per la cremazione.

Penso che non solo io ma tutti stiamo vivendo questa esperienza con una forte consapevolezza; io, ma come ora sto dando tanto valore alla quotidianità che se sto attenta e osservo porta con sé tante piccole cose, che prima mi sfuggivano; sento molto il non poter vedere le miei compagne, i miei amici, i professori, partecipare direttamente alle lezioni e vivere incontro ed esperienze di cui la scuola nei suoi giorni che si snodano è carica. Ora sto percependo il valore di tutto.

La mia casa, come credo di ogni persona, incomincia ad essere comunque stretta, si rischia di ripetere ogni giorno gli stessi gesti, ma nonostante questa monotonia, ho avuto modo di rafforzare il rapporto con i miei famigliari. Anche i miei amici mi mancano molto, ma, facendo delle chiamate su FaceTime, ho avuto modo di interagire con loro, in un modo diverso dal solito e che ovviamente è ben diverso rispetto al vedersi dal vivo e potersi abbracciare, scrutare nel volto di ciascuno, percepire che cosa sta passando nella sua mente…

Si vive sempre nella speranza che il virus sia definitivamente debellato, ma è così tremendo che sarà difficile in poco tempo. Qualcosa in questa seconda fase, è vero, sta cambiando, ad esempio ora si possono incontrare i congiunti e gli amici, il tutto rispettando le misure di sicurezza.

Purtroppo mi sto accorgendo come le regole siano importanti, prima mi sembravano costrizioni, dico le regole in generale, ora comprendo come in una società se ognuno fa quello che vuole, in nome della “libertà” ( che non è poi libertà, ma schiavitù del proprio giudizio, pensiero, idea), tutti ci vanno di mezzo, si reca danno alla società stessa. Per questo che in questa fase mi arrabbio tantissimo vedere come molta gente, anche giovani, siano irresponsabili.  Magari poi a scuola se ti interrogano sulla Costituzione, sulla cittadinanza affermi che occorra essere responsabili del bene comune, rispettare le leggi…ecc.. a parole quante cose si dicono ma nei fatti?

 Apprezzo molto il lavoro dei professori che sono sempre presenti per rassicurarci, e che nonostante questa drammatica situazione continuano a fare lezione (per via telematica), ma soprattutto tengo viva la speranza e ci incoraggiano a saper cogliere anche spiragli di positività .

È davvero sorprendente come la scuola anche in situazioni drammatiche come quella che stiamo vivendo riesca a tenere uniti pur distanti gli alunni con i loro insegnanti.    È proprio vero che quando non si ha qualcosa la si apprezza di più, in questo caso io sto rimpiangendo i momenti vissuti a scuola, a partire dallo svegliarsi presto alla mattina fino alle risate fatte con le mie compagne di classe. Spero davvero che tutta questa situazione svanisca al più presto.

MARTA RAVASIO
IERI, OGGI, DOMANI: COME È CAMBIATA LA MIA VITA

La mia vita prima di questa pandemia era allegra, spensierata, frenetica, scandita da ritmi rigidi tra studio e sport.

Quando mi svegliavo per andare a scuola, il mio unico pensiero era “cosa mi metto questa mattina?” o “oggi proprio non ho voglia di fare nulla”. Solo ora mi rendo conto di quanto i problemi che mi ponevo poco più di due mesi fa, fossero in realtà stupidi e banali paragonati alla tragedia che stiamo vivendo.

Quante volte abbiamo desiderato di poter stare nel letto tutto il giorno a finire la nostra serie tv preferita?

Io molte volte. Ed ora che ci è stato giustamente imposta la quarantena e il distanziamento interpersonale per evitare ulteriori contagi, non vorrei fare altro che tornare alla mia vita.

Siamo sempre noi, ma il nostro stile di vita è stato completamente stravolto;

 riguardiamo ossessivamente le foto di quando eravamo liberi di passeggiare per la nostra città e condurre una vita apparentemente normale.

Ma questo virus ci ha portato via qualcosa di più importante della libertà, i nostri cari.

Ho preso coscienza solo in questa drammatica situazione di quanto la vita sia precaria e fragile, e per questo motivo l’importanza di viverla appieno senza sprecare opportunità e tempo prezioso.

Mi sono resa conto di quanto sia importante dare il giusto peso alle persone che ci vogliono bene, senza mai darle per scontato. Ho ritrovato la bellezza di stare a casa e passare le giornate con le persone che più amo come quando ero bambina; la semplicità di cucinare insieme, di fare una partita a scacchi o di videochiamare i nonni, azioni per cui prima, a causa della vita frenetica che conducevamo, non si aveva il tempo.

TOMBINI MARTA
FORSE?

Giorni dove regna il silenzio,
Nel tricolore così come nel mondo.
Si odono lontano canti,
fruscio del vento,

È primavera,
Ed io attonita,
Resto rinchiusa,
In 40 giorni di isolamento.

Rivolgo il mio pensiero ai medici,
alle famiglie in lutto,
a tutti gli operatori.

Coordiniamo le forze,
per divenire una più forte,

Ignoriamo culture, sesso, età e discriminazioni,
Così che, questa brutta esperienza,
possa invece insegnare qualcosa,
Ad ognuno,

Forse!

TOMBINI MARTA
IMPREVEDIBILITA’ DELLA VITA

In questi mesi, di chiusura e di silenzio, dove un’intera generazione è stata decimata; mi sono fermata a riflettere sull’imprevedibilità della vita, sull’importanza della libertà che diamo per scontata.

Il giorno prima ero all’aria aperta, con i miei amici, a divertirmi mentre il giorno dopo ero costretta a stare a casa, ad aver paura ad uscire. È stato così che ho affrontato l’inizio del virus, spaventata e senza la vera consapevolezza di ciò che stesse accadendo. I primi giorni sono stati destabilizzanti ma al contempo pura quotidianità, in settimana passo tutto il tempo a casa a studiare e con la mia famiglia, ma destabilizzanti perché vedevo i miei genitori spaventati, i miei nonni lontani e senza la possibilità di vedere il mio cavallo.

Così mi sono ritrovata chiusa in casa mia, in un istante, lontana dalle mie amicizie, affetti, parenti e luoghi. Sono stati due mesi in cui ho adattato la mia quotidianità alle possibilità, al posto di andare a trovare i nonni ci passavo del tempo in videochiamata, non si ricevevano più inviti di compleanno ma si festeggiava da uno schermo, invece che andare al bar a bere un caffè con le amiche lo si beveva in chiamata. I miei mesi di isolamento sono stati vissuti così, con una certa positività, con la speranza che con il buon senso e le giuste precauzioni si potesse risolvere tutto.

Purtroppo così non è stato, giorno dopo giorno, la situazione peggiorava, era agghiacciante leggere i contagiati, le persone in terapia intensiva e i deceduti,  anche perché migliaia di persone erano ridotte a un numero, a un singolo numero a cui i familiari non potevano far visita, non potevano stringere la mano per gli ultimi istanti di vita né tantomeno salutare in maniera dignitosa per l’ultima volta.

Era agghiacciante pensare che si fossero salutati con un “ci vediamo presto”! Agghiacciante, per i familiari, vedere il corpo in una bara trasportata dai furgoni dei militari, portando via così ciò che restava di una persona amata lontano da casa.

Ora il mondo, tra preoccupazione e sofferenza, sta reagendo a questa tragedia; le persone possono tornare a uscire, con precauzioni, con distanze e con buon senso. La vita può essere vissuta anche fuori dalle proprie mura domestiche, si può riassaporare una bella giornata di sole. Ma la libertà che prima davamo per scontata, quella, è ancora molto lontana.

Spero che dopo quest’esperienza sia dato il giusto valore anche a quello che vediamo come normale; spero che si dia il giusto valore a un abbraccio, una carezza, un caffè in compagnia, ma, specialmente, a quanto sia bella e essenziale la libertà!

RIGOLDI SOFIA
Autrice di un video

Capoferri Laura – Carrara Katia – Castelletti Cristina – Chiesa Cristina – Gritti Sofia – Lizzeri Chiara – Lomboni Martina – Morotti Sabrina – Patelli Michela – Ravasio Marta – Rigoldi Sofia Tombini – Marta Rosaria